Home > Casino del 32 bologna

Casino del 32 bologna

Casino del 32 bologna

Ne abbiamo sentiti meno di un decimo, ma a quanto pare esistono tutti. Chi ha una bresca molto pesante è detto bresco. La costruzione della negazione è simile a quella francese con ne e pas. Il suo uso trascende età e categorie. Certo, non se giocate a Tresette. Lemma B. Freak Antoni, Eptadone. Vedi anche boccheggiare, sgamare. Usatissimo il dim. Guccini, Bologna. Saluti Alessandro. Aggiungi un commento. Segnala abuso Penso che questa domanda violi le Linee guida della community.

Discorsi senza senso o inopportuni, contenuti per adulti, spam, insulti ad altri iscritti, visualizza altro Penso che questa domanda violi i Termini del Servizio Contenuti inopportuni su minori, violenza o minacce, molestie o violazioni della privacy, furto d'identità o falsa rappresentazione, frode o phishing, visualizza altro Dettagli aggiuntivi Se ritieni che la tua proprietà intellettuale sia stata violata e desideri presentare un reclamo, leggi il documento relativo alla Politica sul copyright e sulla proprietà intellettuale Segnala abuso.

Segnala abuso Penso che questa risposta violi le linee guida della community Discorsi senza senso o inopportuni, contenuti per adulti, spam, insulti ad altri iscritti, visualizza altro Penso che questa risposta violi le condizioni di utilizzo Contenuti inopportuni su minori, violenza o minacce, molestie o violazioni della privacy, furto d'identità o falsa rappresentazione, frode o phishing, visualizza altro Dettagli aggiuntivi Se ritieni che la tua proprietà intellettuale sia stata violata e desideri presentare un reclamo, leggi il documento relativo alla Politica sul copyright e sulla proprietà intellettuale Segnala abuso.

Segnala abuso Penso che questo commento violi le linee guida della community Discorsi senza senso o inopportuni, contenuti per adulti, spam, insulti ad altri iscritti, visualizza altro Penso che questo commento violi le condizioni di utilizzo Contenuti inopportuni su minori, violenza o minacce, molestie o violazioni della privacy, furto d'identità o falsa rappresentazione, frode o phishing, visualizza altro Dettagli aggiuntivi Se ritieni che la tua proprietà intellettuale sia stata violata e desideri presentare un reclamo, leggi il documento relativo alla Politica sul copyright e sulla proprietà intellettuale Segnala abuso.

Domande esistenti. Domande correlate Sei bolognese se? Che vuol dire-significato "dado" nel dialetto bolognese? Conoscete il modo di dire..? Altre domande. Che origine ha il modo di dire"far fiasco"? Che attinenza c'è tra il fiasco del vino e il modo di dire "Hai fatto fiasco? Risposta a una domanda Sembrerà strano ma questa cosa che mi è capitata mi turba un poco? Con quale opera iniziare ad approcciarsi alla mitologia greca? Un giorno Pietro disse alla Rosina: Arrabbiato allora si rivolse alla sua sposa: I bolognesi sono bonari, paciocconi, inclini alla facezia più che alla satira.

A uno molto pallido si dice: Ora non si trovano quasi più se non in certe fiere paesane. Ai magrissimi gli spiritosi dicevano: Un miglior trattamento hanno naturalmente i belli e i robusti: Cadranel digiunava. Lo rinchiusero, alla presenza di un notaio, in una specie di bara di cristallo. Ci sarebbe rimasto, dicevano i manifesti, un incredibile numero di giorni senza bere e senza toccare una briciola di pane.

Vederlo, costava due lire. Lui sorrideva, immobile nella cassa di cristallo. La gente lo sospettava. Ci si mise un giornalista. Cadranel teneva celato, nella parte meno nobile del corpo, un piccolo cacciavite. Due, allo stadio, stanno discutendo sulla partita. Il cliente è di quelli incontentabili. Il cameriere è seccato, ma sopporta, sa che, chi paga, entro certi limiti, ha sempre ragione. Finalmente il pranzo è finito. Un tempo la gente rideva con poco. Uno chiedeva: Si viveva più semplicemente.

E si rideva anche più semplicemente. Di nuovo? I gradini di San Petronio. La scalinata che porta sul sagrato di San Petronio ha infatti nove gradini. Chi si accingeva a rincasare diceva invariabilmente: Il gioco di parole era basato sul troncamento del nome di una località alle porte di Bologna: Chi la sera non usciva di casa affermava: E non mancava chi, scorgendo uno zoppo, affermasse: Se pioveva, allora, il buontempone osservava: Se lo invitavano a bere esclamava: Se gli domandavano il suo nome, rispondeva: Sono il figlio di mio padre.

Al santuario di San Luca esisteva una polveriera. Di un progetto che non veniva mai attuato si osservava: Nel lasciare un conoscente si esclamava: O ancora: Ma il massimo exploit dello spirito del buon bolognese vecchio stampo era questo: Era il giuramento più solenne e vincolante dei ragazzi di un tempo. Solitamente ci si accontentava di un non troppo impegnativo: Ma quando si trattava di garantire in modo assoluto la buona fede allora ecco la formula solenne, davanti alla quale nessuno aveva più il coraggio di mentire: È una formula evidentemente molto antica; dei tempi nei quali il colera era, fra tutte le malattie, una delle più temute.

La pancia dura e gonfia era uno dei primi sintomi dellla terribile e implacabile infezione. In una rivista goliardica del , la scena rappresentava il ponte di una nave. Arriva un messaggio radio, il capitano lo decifra lentamente: Con il proliferare dei complessi musicali moderni, più o meno intonati, avrebbe trovato larghissimo impiego. In linguaggio figurato significa una persona di poca salute. Il medico di famiglia, di un tempo, era un vecchio signore baffuto e gioviale. Parlava in dialetto, scaricava gran pacche sulla schiena del nonno, dava del tu al babbo. Discorreva di politica e del mal di gola del paziente. Prima di uscire rassicurava tutti: A Bologna di un tipo del genere si dice che: Una felicissima definizione.

Certi silenzi oggi sono impossibili, ma un tempo accadeva quasi ogni sera. Allora il nonno diceva: Pirûla Pietro , facchino e Jusfén Giuseppe , mugnaio, hanno trovato da discutere sul prezzo per lo scarico di un carro di grano. Pirûla ha i bicipiti poderosi, ma anche Jusfén non scherza, da giovane ha fatto ginnastica come quelli della Virtus. Allora Pirûla, facendo gli occhi feroci, esclama: Guardate bene che oggi sono molto nero. La battuta è divertente, ma pare che, in altri tempi, sia costata a molti il passaggio dal nero metaforico al nero concreto: Un ciabattino disoccupato vide un tacchino per la strada, sbandato. Cavâl vuol dire cavallo, Scâja è difficile da definire.

Tutti i dialoghi erano in dialetto. Forse i bolognesi non sanno amare? Non hanno momenti di malinconia? Non si dice mai ad una donna: Per dire che si ama una donna o un uomo ovviamente è necessario ricorrere a un giro di parole: Da noi il cuoco è morto per la puzza del carbone. Mi deve già dieci soldi. Che chi ha la rogna se la gratti. Sospira la Venusta andandosene: Un gioco di parole non proprio irresistibile per significare che non si trova più chi doni qualcosa. Lo si usava per indicare chi manipola le vivande con poca pulizia. Il padre torna dal lavoro e trova la moglie e i figli seri, accigliati. Azzarda una domanda e gli viene risposto a monosillabi.

Per evitare che questo succedesse alcune coppie si sposavano tardissimo la sera o prestissimo la mattina. Durante il ventennio fascista i giornali tuonavano: I manifesti ammonivano: Per i giovani era insieme una fatica ed un divertimento: Fra la gente del popolo, gli anziani, invece, nemmeno se ne accorgevano perché avevano sempre usato il voi. Il contadino dava del lei al padrone, mentre il padrone lo trattava col voi. Il lei era, insomma, riservato alla gente importante per autorità e ricchezza. Ma anche un buon piatto di tortellini o di lasagne si fa dare del lei. Ed anche oggi, non è raro sentire: Un tempo non esistevano i tranquillanti. Ehi tu, se hai il nervoso, metti il sedere a mollo.

Ma la maggioranza dei bolognesi, dopo una giornata di durissimo lavoro, non avevano bisogno di camomilla per dormire. In quanto alle preoccupazioni, seguiva il suggerimento di un vecchio adagio: Come dire: Io sono un galantuomo. Racconta che un contadino, per frodare il dazio, avrebbe nascosto un tacchino sotto la capparella. La due versioni non si discostano molto, il significato non cambia: Gli uomini del popolino non usavano il cappotto, che era riservato ai ricchi. Durante la prima guerra mondiale i soldati semplici, i fanti, usavano la capparella, gli ufficiali indossavano il cappotto. Parla come un soldo di grasso nella padella chi dice cose inutili e sciocche. Infatti è un parlare che non lascerà tracce.

In altre parole dice giusto quando non sbaglia. Di chi pretende di sapere tutto e dice soltanto stupidaggini, di chi sostiene di conoscere il rimedio per ogni malattia e la strada per ottenere qualunque tipo di favore. I bolognesi liquidano con una frase lapidaria queste enciclopedie umane. Questi geni che non farebbero fortuna nemmeno nel più squalificato dei telequiz. Ci prende quando coglie nel segno. A chi si dà delle arie e cerca di passare per importante, un tempo si diceva: Quello che dà la piega ai chifel? I Chifel sono pezzi di pane a forma di mezza luna. E ancora: Il padrone delle ossa della polenta? A chi ripete sempre le stesse cose, ancora oggi, si dice: Il tema della fame ricorre con frequenza nella letteratura dialettale del secolo scorso.

Il teatro dei burattini, specchio deformante ma attendibilissimo della vita del popolo bolognese, è addirittura dominato dalla fame: Gli ideali suoi, di Sganapino, di Brisighella e degli altri compagni di casotto, sono tutti di ordine materiale: Si legge in una relazione del In un lavoro di arginatura del fiume Reno in Argelata, chi scrive ebbe ad osservare, nel mese di aprile scorso, il lavoro di operai e braccianti, i quali per la maggior parte eransi riuniti in squadre di 12 o 15 uomini, onde insieme eseguire un dato lavoro, a prezzo già stabilito, ed a prepararsi insieme anche il vitto.

Il pesce, una volta eviscerato, messo in salamoia e, a volte anche affumicato, viene posto in barili e conservato mediante salatura a secco. Negli anni del dopoguerra, i barili aperti di salacche saracche erano la prima cosa che si incontrava quando si entrava in una drogheria. Invece si sa come vanno queste cose: E questa si diffuse a tal punto che anche per molto tempo, nel dopoguerra, la si sentiva molto spesso soprattutto tra il popolino. Col tempo aveva perso ogni carica di cattiveria ed era diventata un modo di dire come un altro. Era un surrogato ironico ed elegante del rozzo ma bolognesissimo: Capita a tutti di iniziare un discorso e poi perdere il filo.

In qualche caso basta un momento di riflessione, un appropriato giro di parole per riportare il ragionamento in carreggiata. Altre volte, invece, ci si trova impelagati in un complicatissimo labirinto di vocaboli: È a questo punto — quando, come si suol dire, si vorrebbe sprofondare — che il bolognese, con la su aria sorniona, mormora: Il tutto vuole essere lo sconclusionato, buffonesco commento a un discorso privo di senso.

Poi il più grande diceva: Oggi è tutto un altro mondo, ma anche i nostri genitori, impegnandosi a fare un salto, hanno detto: Si giocava con quattro noci: Contro il castelletto i ragazzi lanciavano, ad uno ad uno, una noce. Quindi, uno alla volta, lanciavano contro il muro una moneta che, rimbalzando doveva avvicinarsi al segno, ma non sorpassarlo. Tutte le monete che andavano oltre erano vinte da chi aveva saputo far ricadere la propria a minor distanza dal segno. Per chi ha vissuto per molti anni in un quartiere popolare, fra facchini, operai e artigiani, questa espressione sembra estremamente indicativa di un mondo e di un modo di vivere che oggi sono scomparsi. Era una piccola comunità, una straducola stretta, con case basse e povere, la porta di casa era sempre aperta: E un invito a pranzo — a una mensa di solito molto parca — generalmente non sottintendeva secondi fini.

Quando andavano lunghe, le sottane erano ornate ai bordi con frastagli ricamati: Veniva usato soprattutto durante le liti fra comari: La solita moglie, il solito marito e la solita richiesta di quattrini. Lei dice: Il significato è chiaro: In analoga circostanza un marito, in altri tempi, avrebbe risposto: Si dice, di chi non è molto sveglio di mente, che è nato la notte della breve e improvvisa pioggia: La ragione per la quale la nascita di uno sciocco sarebbe propiziata da una pioggia breve e violenta non è chiara. I nostri nonni ci ricordavano, in giorni molto lontani, che i bambini nascono sotto i cavoli.

Vi sono naturalmente altri modi per indicare la pazzia: Di chi si comporta in modo strano, si dice: Il vecchio bolognese, infine, mormora scuotendo il capo: Francesco Roncati fu per molti anni direttore del manicomio che porta il suo nome. Un proverbio italiano dice: In dialetto si dovrebbe dire: I bolognesi, invece, dicono: La storiella è risaputa ma graziosa. Un tale, presumiamo di campagna, prende moglie. È lo sposo che disperatamente urla. Tolte le vesti imbottite, la sposina si era rivelata più magra di quel che il marito potesse supporre. Ma i bolognesi sanno essere ancora più espliciti, quando affermano: Allora andava in cortile a fare due chiacchiere con i vicini, per nulla preoccupato.

I ragazzi pensavano che la sua spensieratezza derivasse dal fatto che aveva uno zio che regolarmente lo soccorreva nei momenti di bisogno. Diceva infatti: Ma in dialetto bolognese: Poi accertato che i padri bevevano, aggiungevano giocondamente: Festa che non si fa più da tempo. Un tempo il popolino considerava più che naturale terminare la settimana con una sbornia solenne. La notte del sabato la città risuonava tutta delle grida, dei canti, delle imprecazioni, dei lamenti degli ubriachi. E, frammiste a questo vociare, le urla di chi protestava dalle finestre per il sonno interrotto o le frasi scherzose lanciate a gran voce dai passanti: Mo che scimmia!

Era naturale bere, come dormire, mangiare, fare figli e morire tormentati dagli incubi del delirium tremens. Del resto che cosa sarebbe rimasto ai facchini, ai braccanti, agli operai se avessero rinunciato al mezzo di vino o al bicchierino di grappa? Soltanto una malinconia di una vita senza speranza. Evviva il vino, dunque! E al diavolo il fegato!

Era un carpe diem del popolo. E allora beviamo, dimentichiamo i guai, le miserie, la moglie ammalata, i figli laceri. E a chi invitava alla moderazione, la risposta, convincente come un assioma: E infatti in casa comandava la nonna, tipo energico, dai modi bruschi e autoritari. Le piaceva dare ordini: Si andava a prendere il latte in latteria, dove vendevano le cioccolatine con la figurine degli attori e le trottole di latta per pochi soldi.

Si correva perché la nonna non solo comandava, ma adoperava le mani, e per fare più presto che subito non bisognava perdere nemmeno un secondo. Niente di male: Diamo ai padroni di casa un nome petroniano: È il giorno degli addobbi. La signora Clementina, minuta e vestita di nero, amica degli Scannabissi, entra in casa per far visita alla famiglia. Questi lo ascolta, lo compiange, lo esorta a farsi coraggio, ma non scuce nemmeno una lira; i tempi sono duri, dice sospirando. Avrebbe anche potuto dire: Metaforicamente significa qualunque materia atta a coprire un difetto. Si diceva, riferendosi per esempio ad un vecchio mobile: Passa un ometto male in arnese, in cattiva salute.

Il popolano dice: Un misero carretto, poche cianfrusaglie, il marito che tirava sbuffando tra le stanghe, la moglie che spingeva e i figli che tentavano di puntellare alla meno peggio il carico pericolante. A pianterreno abitava la Gigia, che era vedova e aveva cinque figli. Tutti i giorni andava al gruppo rionale a prendere la minestra. Non era una protesta, era la rassegnazione di quanto fosse difficile e tribolata la vita dei poveri. Veniva venduta pressata in grandi barili esposti, aperti, nelle vecchie drogherie.

Un modo bolognese per offendere. Nel parlare bolognese manca quasi del tutto quel tipo di ingiuria che in altre parti fa balenare il coltello. Graffiano e come, ma sul momento non lasciano il segno. La donnetta è stata colpita da un lutto ed ora spesso piange. Le vicine cercano di farle coraggio. Si fanno i soliti discorsi di circostanza: La donnetta ascolta, poi scuote il capo: A Bologna si dice anche: Questo modo di dire bolognese deriva dal carnevale. Monte Donato è a pochi chilometri da Bologna, sulle colline. I coriandoli di Monte Donato erano ovviamente di gesso; anzi erano semplicemente gesso, in polvere o in scaglie o in blocchetti.

Il grido di battaglia era: Si capisce proprio che tutto quello che costa dei soldi a lei non piace. Oh che straccio di uomo in bolletta…. Dagli del gesso, insomma: E, infatti, chi è più sfortunato di un cane in chiesa? Non lo vogliono, lo cacciano. I cani non sono ammessi, se non in determinate circostanze. Si poteva anche gettare a terra un piatto o urlare, per farla arrabbiare, ma la zia dava una alzata di spalle e mormorava: Non aveva grande stima dei grandi capi del tempo, era una antifascista di quelle radicate nelle sue convinzioni. Non ci fu mai una bella scarpa che non diventasse brutta ciabatta. Siamo in Africa.

Un soldato sta sudando in una zona desertica. Passa un aeroplano e lui comincia a correre a perdifiato. Siamo in Africa: Quello dietro tocca con la mano la spalla del compagno che si volta e domanda: Ci sono vari tipi di cavicchio: Sulle navi i cavicchi sono piccole zeppe troncoconiche di legno duro usate per turare i fori lasciati dai chiodi nel fasciami di legno e di acciaio; negli strumenti musicali, invece, il cavicchio è il piolo girevole a cui si annodano le corde.

Si capisce bene, senza doverlo specificare, dove sia necessario avere il cavicchio al momento della nascita. Esiste perfino un inno al cavicchio. Antonio Chierici. Secondo il Chierici: In campagna i bambini giocavano con quello che trovavano. Lumaca, lumaca, tira fuori quattro corna. Essere da uova e da latte. Il modo di dire deriva dal commercio delle aringhe che potevano essere femmine con massa di uova in formazione e maschi con sacca spermatica latte. Il bottegaio usava chiedere al cliente quale preferiva. Se il cliente era indifferente rispondeva: Io sono da uova e da latte.

Si poteva passare sopra a qualunque offesa, ma questa no. Qualcuno allora deve aver pensato: Passa un giovanotto ben vestito, aitante, pipa in bocca. La giovane non nasconde una certa ammirazione, ma la madre interviene. I giovani, in genere, sono pigri. Era un momento di collettività fraterna davvero irrecuperabile. Amo il dialetto, sono le nostre radici! Ci sono modi di dire che sono molto più efficaci in dialetto che in italiano.

Ricordo un detto del mio nonno materno che riusciva a farmi piangere quando ero piccolina: Ma io piangevo perché la sera volevo andare a casa mia! Dice il protagonista di una canzonetta di Carlo Musi: Sentite una gazzarra, vedete un fermento da perder la testa! Eleggere Tizio, Caio, Sempronio! T srè bäin ón di nûster! Sarai pure uno dei nostri! Fa dei polentini il giocatore di carte che tenta dei trucchetti, la domestica che ruba qualche lira sulla spesa. In certe occasioni una bella frase in vernacolo è più distensiva di una manciata di compresse di tranquillanti. Voi aprite il tal cassetto, poi riferite a vostra moglie di averlo trovato pieno di biancheria.

Lei dice che è impossibile, che la messa proprio là, che non vedete mai niente. Le dite che si renda conto di persona. Lei si affaccia e domanda: Al che voi rispondete in dialetto: Comprare una cosa per una canzonetta significava ottenerla quasi per niente. Si alludeva senza dubbio alle canzonette che gli orbini cantavano nei caffè e per le strade. Gli orbini furono i juke-box della vecchia Bologna. Fin dalla metà del Quattrocento, riuniti in una compagnia che risiedeva nella chiesa di San Bartolomeo, godevano di non pochi privilegi: Possedevano anche un patrimonio comune che fu incamerato da Napoleone. Lavoravano a squadre. In talune solennità o quando era a Bologna qualche personaggio illustre, si riunivano per fare una serenata dividendosi il guadagno.

Alcuni furono ottimi suonatori di violino. Al tempo in cui la città era cinta di mura, i frodatori del dazio issavano le merci sui bastioni servendosi di corde munite di uncino. A volte gli amici burloni, lasciavano andare le corde, facendo ricadere di nuovo il malcapitato, fuori dalle mura. Ventarola, una specie di ventaglio per ravvivare il fuoco, ma anche foglio volante con zirudèl e componenti satirici inventato dal G.

Sta attento che ti mettono sulle ventarole. Si diceva un tempo a chi, per esempio, indossava abiti ridicoli o diceva stupidaggini. Dice Antonio Fiacchi: A i n é ed tótti el qualitè, signori. Vi erano caricature tagliate da giornaletti umoristici o dal Pasquino, e le poesie: Si scopron le tombe e La bella Gigogin. Il pancotto era una zuppa di pane raffermo ammollito in acqua e olio, cosparsa di croste di formaggio. Una zuppa quindi povera e fatta di cose avanzate. Perché scandalizzarsi se uno non crede nel pancotto, in quella zuppa tanto misera e insipida? Tuttavia la frase ha una sua profondità. A questo punto è legittimo domandarsi: Perché pancotto e non tagliatelle?

Il pancotto, invece, era il cibo dei più poveri, dei miserrimi: Il pancotto assurge quindi quasi a simbolo della sopravvivenza, della Vita. Porta, infatti, il cimiero chi, per sua disgrazia, è cornuto. Oggi il detto è quasi del tutto dimenticato, non perché non vi siano mogli, o mariti, che tradiscono, ma per la ragione, molto ovvia, che nessuno porta, nemmeno a carnevale, le armature con relativo cimiero. Oggi si dice, con minore eleganza ma con più incisività: Due stanno litigando: Secondo i nostri nonni aveva passato la notte in braccio agli angeli chi si svegliava sereno e felice. Le celestiali creature erano, insomma, i tranquillanti dei bolognesi di un tempo.

Il marito apriva gli occhi, sorrideva e la moglie diceva: Allora sospirava e diceva: Senza contare che, non usando ancora fra le donne del popolo il trucco, si poteva affermare di una ragazza che sembrava: Quando una ragazza era molto magra, senza seno e senza rotondità, veniva paragonata, con lo spirito che contraddistingue i bolognesi, ad un asse di legno. Ma non sempre è il più prestante o il più apparentemente dotato ad avere la meglio. Allora si dice: Costava un soldo, carico e con lo zolfanello. La si fumava tenendola stretta tra i denti. Il facchino dai bicipiti poderosi fa guizzare i muscoli poi esclama: Uno faceva da angelo, un altro da diavolo, un terzo dirigeva il gioco.

Sono frati minori cappuccini vestiti con una tonaca nera. Non vedere un frate dei Servi nella neve, significa non trovare mai niente, dove è ovvio che ci sia. Capita soprattutto ai ragazzi che hanno la testa tra le nuvole, di cercare una cosa che è bene in vista senza trovarla. Allora la madre si dispera: Ma il marito la prende con filosofia. Era una bella tentazione per il garzone di bottega quel bussolotto pieno di monetine. Una tentazione alla quale non era facile resistere. Il detto rimase, ironico commento alle imprese dei cassieri infedeli. È irrimediabilmente inguaiato. Le giornate lunghe e placide.

La gioia di addormentarsi con la testa posata sulla spalla della mamma. Ed era vero. Nulla potrà più ridarci quella gioia serena. Budrio, cittadina nei pressi di Bologna. La moglie insiste, non vuole averla persa. Poi improvvisamente, lui esplode: Piccola, vai a Budrio a fare il dondolo. La moglie si offende ed ha perfettamente ragione, perché il dondolo a cui si riferisce il marito non è, come si potrebbe pensare, un gioco. Pare che Budrio, in passato, abbia goduto di una certa notorietà per i suoi abilissimi boia.

Un esempio della cordiale crudeltà dei bolognesi. I baffi erano un tempo il segno della maturità. I giovani li portavano sottili, due virgolette appena accennate. Ai ragazzi si diceva: Era infatti dietro a chi aveva bevuto troppo che veniva gridata la frase: Da quella fabbrica di acquavite, piuttosto scadente, usciva spesso gente ubriaca fradicia. Queste frasi, semplificate dai monelli, finirono per concretarsi in una sola: Facchini, operai, piccoli artigiani, sentivano spesso il bisogno, come si diceva scherzosamente: E si beveva veramente di tutto: Vi sono molti modi, in bolognese, per definire una sbornia: Lo scudo era la moneta pontificia formata da baiocchi.

Il baiocco da 10 denari. Ancora pochi anni fa, i veri bolognesi, per definire una persona falsa, dicevano: Scarafaggio Blatta orientalis , grosso insetto blattoideo, un tempo molto comune nelle case, soprattutto se umide. Bruno Sgarzi ne fa oggetto di una scherzosa poesia. Bisogna ammettere che i nostri progenitori avevano idee molto chiare sulla stagionatura. Gli andava bene il pane di un giorno, non eccepiva sul vino imbottigliato da un anno, ma pretendeva la moglie di quindici anni: Forse, chissà. Sono tanti i modi di dire del bolognese legati a questa parola. Alcuni scherzosi, altri sferzanti come di solito lo è il bolognese quando vuole esprimere concetti o situazioni particolari.

Essere servile.

detto un casino del 32 | Libero 24x7

30 gioco-the.aaronart.com Tempesta d'amore - Formula per un delitto - film × un atto di violenza gratuita del tutto with a high stakes Las Vegas casino Bologna tra storia e ricette. Frase scherzosa per indicare tre perditempo dando loro nel contempo del . e se il freddo è tanto lo "ZAGNO E' DEL 32!". A Bologna se c'e' "zagno", c'è molto freddo, se estremizzi con "del 32" vuol dire che e' insopportabile. c'è un casino del 32 - un giazzo del 32 ecc. gioco-the.aaronart.com "Del '32"(#nontuttisannoche) A Bologna, riferito al freddo ma più in generale a tutte le situazioni Vedi altri contenuti di Succede solo a Bologna su Facebook. nessun'altra città del mondo insomma: Bologna nel cuore e nell'anima Vedo una .. dalle strisce pedonali e hanno anche il coraggio di incazzarsi! L'antico dialetto bolognese Bacajèr a Bulåggna (parlare a Bologna). Se il nonno e la nonna vogliono E se il freddo è tanto, uno “żâgno del 32!” A Bologna non. Eccoci finalmente alla fine della lettera B. Nella scorsa puntata dominava il brevo s. m. ano, inteso anche nel senso di avere fortuna; “hai un brevo del '32”. buridone s. m. confusione, casino, rumori forti; “la finite con sto.

Toplists